FEDERAZIONE NAZIONALE DEI CAVALIERE DEL LAVORO
ERETTA IN ENTE MORALE REGIO DECRETO 26 FEBBRAIO 1925 N. 263
IL PRESIDENTE
Roma, li 31 gennaio 1940 XVIII
VIA REGINA ELENA, 36
TELEFONO 484948
Egregio Collega
Apprendo la notizia del conferimento
fattovi della medaglia d’oro e del diploma di
1° grado per i benemeriti della educazione Na-
zionale.
Vivamente mi compiaccio di così alto
riconoscimento della azione vostra intesa alla
divulgazione di opere scientifiche, artistiche
e letterarie ed ispirata a nobili sentimenti
di patriottismo . –
Con cordiali saluti .-
Collega Raineri[1]
D. S. La mostra sarà consacrata dell’Archivio Storico
de Cavalieri del lavoro[3], qui esistente, al vostro nome. R
Al Gr. Uff. LICINIO CAPPELLI[2]
Cavaliere del Lavoro
BOLOGNA
Note
[1] Giovanni Raineri (Borgo San Donnino, 17 settembre 1858 – Roma, 29 novembre 1944) è stato un politico italiano, fondatore di organizzazioni cooperative agricole e in seguito ministro e senatore del Regno.
Biografia
Nato a Borgo San Donnino, l’odierna Fidenza, in provincia di Parma, in una famiglia della media borghesia impiegatizia, dal padre Rainero, segretario podestariale, e dalla madre Catterina Bravetta, conseguì il diploma di perito agrario e nel 1879 la laurea in scienze agrarie a Milano nell’allora regia Scuola superiore di agraria che divenne poi la Facoltà di Agraria dell’Università di Milano.
I Comizi Agrari
Si trasferì con la famiglia a Piacenza e nel 1883 divenne il segretario del locale Comizio agrario. Riuscì a riunire a Piacenza nel 1889 un convegno nazionale dove pose il tema della necessità di favorire l’associazionismo agricolo, per realizzare un rinnovamento di un settore in cui l’Italia era caratterizzata da una grande arretratezza, ulteriormente accentuata dalla grave crisi vitivinicola causata dal diffondersi della fillossera nei vigneti e per la crisi della cerealicoltura dovuta alle importazioni di grani dall’Ucraina e dagli Stati Uniti.
Nel 1891 fondò il Giornale di agricoltura.
In quell’epoca l’originaria esperienza dei Comizi agrari ebbe una evoluzione nei Consorzi Agrari, con l’appoggio delle banche popolari. Nel 1892, nasceva a Piacenza la Federconsorzi (Federazione italiana dei consorzi agrari) la cui presidenza fu affidata ad Enea Cavalieri e di cui Giovanni Raineri fu il primo direttore generale. I consorzi agrari da 16 che erano nel 1892, divennero 81 nel 1895 e 192 nel 1900.
Collaborò ben presto con Luigi Luzzatti, presidente dell’Associazione nazionale delle banche popolari, e con l’altra forma di cooperazione nel credito: le casse rurali.
In una Italia agricola con forti problemi di recupero della fertilità, compromessa da secoli di coltivazioni irrazionali istituì la “Sezione di propaganda per l’impiego nazionale di concimi chimici”, che divenne presto un importante istituto allo stesso tempo tecnico e cooperativo.
Pubblicò nel 1900 un testo su L’utilizzo e l’importanza dei concimi chimici per il miglioramento produttivo dell’agricoltura, che dette lo spunto per la nascita di un consorzio cooperativo di produzione di perfosfati.
L’impegno politico
Nel 1905 Raineri venne nominato presidente della Federconsorzi ed eletto alla Camera nel collegio di Parma e Piacenza con una elezione trasversale che ottenne l’appoggio non solo degli elettori liberali, ma anche di quelli cattolici e radicali. Fu poi rieletto per altre quattro legislature, sino al 1923.
Nel 1910, con il Governo Luzzatti, divenne Ministro dell’agricoltura, industria e commercio; nel 1916 divenne membro del Consiglio di Stato. Nel governo Boselli fu nominato Ministro dell’agricoltura nel periodo 1916 – 1917, ed ebbe la responsabilità complessa del rifornimento annonario in tempo di guerra, affidata, in buona parte alla Federconsorzi e ai Consorzi agrari.
Dal 1920 al 1922, Raineri fu ministro delle Terre liberate, nei Nitti I, Giolitti V e infine Bonomi I, in cui affidò largo spazio agli organismi cooperativi.
Massone, fu membro del Grande Oriente d’Italia.
Gli ultimi anni
Con l’avvento del fascismo Raineri si ritirò dalla scena politica, anche se nel 1924 era stato nominato senatore del regno. Dal 1923 fu nominato primo presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, rimase in carica fino alla morte che avvenne a Roma il 26 novembre 1944.(fonte)
[2] Licinio Cappelli. Nacque a Rocca San Casciano (Forlì) il 21 dic. 1864 da Federico, acceso mazziniano e patriota, e da Letizia Raggi. Il padre, proprietario di una piccola tipografia, aveva iniziato l’attività stampando nel 1851 i Regolamenti del Municipio della Rocca San Casciano e un Dizionario di agricoltura. Non esistendo nel paese scuole pubbliche, dapprima il C. fu affidato alle cure di un sacerdote, don Montanari, poi nel 1878 fu messo in collegio a Firenze, come esterno, dagli scolopi. Insofferente però di discipline scolastiche, e tormentato dalla nostalgia, ben presto fuggì e, dopo due giorni di marcia a piedi, fece ritorno a casa. Cominciò così a lavorare nella tipografia paterna nel novembre 1878.
Alla morte del padre, il 12 luglio 1880, il C., sedicenne, si trovò a dirigere l’azienda: un vecchio torchio del 1747, poche casse di caratteri, una tagliatrice, e un grosso deficit di L. 70.000. Il notaio Agostino Berti, suo tutore, gli aprì un piccolo conto corrente. Lavorando sedici ore al giorno, con un esiguo numero di operai, il C. iniziò la gestione pubblicando un sillabario, che andava egli stesso a vendere alle scuole della Romagna. Lo stabilimento era esclusivamente attrezzato per commissioni commerciali, e la clientela era limitata al circondario. Il C. visitava i clienti, sollecitava le ordinazioni, tentava di riscuotere i crediti, percorrendo a piedi strade quasi intransitabili. La prima commissione di una certa importanza fu, nel 1883, l’edizione di una strenna dal titolo Fra sorelle, una specie di appendice al giornale per famiglie Mamma, diretto da Gualberta Beccari. Da allora ebbe inizio la regolare pubblicazione di volumi e riviste, tra cui da segnalare il Giornale araldico genealogico. Nel 1884 usciva una impegnativa pubblicazione, in francese con copertina a colori, l’Almanach héraldique et drolatique di G. di Crollalanza, cui seguì nel 1889 un saggio di F. Pasini, Umberto Biancamano, laprima pubblicazione recante la sigla “Licinio Cappelli Tipografo Editore”. Nel 1890 acquistava una macchina stampatrice a pedale e una a tavoletta, particolarmente adatta ai lavori editoriali.
Verso gli inizi del 1900, ottenuta una commissione dal ministero dell’Agricoltura e saldati i vecchi debiti, il C. poteva guardare alla propria attività editoriale con ottimismo. Fin dal 1882 (contro il parere del tutore, preoccupato per la portata dell’impegno e la giovane età del C.) aveva rilevato dai fratelli Ademollo di Firenze la rivista Cordelia, un periodico per signorine diretto da Ida Baccini: curandone la diffusione fra educandati e collegi, riuscì a raddoppiarne la tiratura. Alla morte della Baccini (1911) la direzione fu affidata a Iolanda Plattis, poi a Bruna Maiocchi; ma il carattere moderatamente innovatore che questa conferì alla rivista non si rivelò economicamente positivo, e il C. cedette la pubblicazione. È di questi anni l’acquisto a Bologna, in comproprietà con L. Beltrami, ma riservandosi la prelazione, della libreria Treves, situata nella centrale via Farini. Poco dopo, con un prestito bancario, acquistava anche la libreria Zanichelli con l’annessa tipografia editrice: nel 1906, con la sigla “Ditta Nicola Zanichelli”, pubblicava Anima di T. Nediani, con prefazione di A. Fogazzaro. Dopo qualche tempo però rivendette a buone condizioni la Zanichelli a un gruppo editoriale di cui faceva parte il Bemporad. Nel 1912, ritiratosi il Beltrami, il C. rimase unico titolare della libreria di via Farini, dove nel 1914 trasferì anche la sede della casa editrice.
Continuando a lavorare intensamente, il C. pose le basi di una solida espansione. Tenne personalmente i rapporti con gli autori, sapendo accordare fiducia a scrittori ancora sconosciuti come G. Deledda e I. Svevo, del quale pubblicò nel 1923 La coscienza di Zeno. Nello stesso anno aveva iniziato l’edizione dell’OperaOmnia di A. Oriani, ultimata nel 1933. Nel 1924 propose al governo, allo scopo di evitare la dispersione delle pubblicazioni che concernevano direttamente le leggi e i servizi dello Stato, l’istituzione di una Libreria dello Stato, di cui divenne direttore tecnico. Successivamente fu consigliere tecnico del Poligrafico dello Stato, che accentrava i lavori tipografici degli organismi governativi.
Persuaso che per un buon editore fosse indispensabile conoscere a fondo i rami del commercio librario, tenne personali contatti col pubblico della sua libreria: apertane nel 1919 un’altra a Trieste, poi a Milano, Bolzano e Napoli, le ispezionò con molta frequenza. Con numerosi viaggi curò anche di persona la diffusione dei suoi libri, nonché la diretta conoscenza delle novità nel settore delle macchine tipografiche.
Aveva sposato nel 1887 Antonietta Casanti, e i figli maschi li immise nell’azienda, cercando di far sì che ognuno, pur conoscendo il quadro generale della ditta, si dedicasse però particolarmente a un settore particolare per dirigerlo con maggior competenza. Così il primogenito Federigo resse le Arti grafiche Cappelli con lo stabilimento di Rocca San Casciano, Umberto la produzione editoriale e in particolare il settore medico, Araldo il settore scolastico, Carlo Alberto, infine, l’organizzazione generale.
Morì a Bologna il 10 febbr. 1952. Aveva ricoperto numerose cariche nell’Associazione editori italiani, di cui era decano.
La collana “Letteratura di guerra”, iniziata nel 1921, raccoglieva opere di combattenti della guerra 1915-18: di carattere memorialistico-documentario presentò il Diario di un imboscato di A. Frescura (1921) e la prima edizione di Scarpe al sole di P. Monelli (1922).
Dal 1926 al 1952 il C. realizzò importanti imprese editoriali. Si possono ricordare la monografia in 5 volumi a cura di M. Maylender, Storia delle Accademie d’Italia (1926-1930); l’edizione critica dei Canti di G. Leopardi, a cura di F. Moroncini (1927); gli scritti di G. Garibaldi in 6 voll. (1932-1936).
La collana “Classici del pensiero politico” promossa dall’Ist. fascista di cultura, presentò nel 1930 Della ragion di Stato di G. Botero (a cura di C. Morandi), nel 1932 La democrazia in America di A. De Tocqueville (G. Candeloro), nel 1936 Il pensiero politico di V. Cuoco (G. Tarroni) e i Saggi politici di M. Pagano (F. Collotti), nel 1937 Stato e Chiesa di P. Giannone (N. e F. Nicolini) e gli Economisti ital. dei secc. XVII e XVIII (E. Tagliacozzo), nel 1938 le Riflessioni sulla rivol. francese di E. Burke (V. Beonio Brocchieri).
Attente cure furono rivolte alle pubblicazioni dedicate alle discipline mediche: la collana “Classici italiani della medicina” iniziata nel 1930, in forma ampia e attraverso le firme più autorevoli, accolse trattati di ginecologia, chirurgia, otorinolaringoiatria, radiologia, endocrinologia e biologia. Nel 1930 pubblicava l’Anatomia di Mondino de’ Liuzzi, riprodotta da un codice bolognese del sec. XIV e volgarizzata nel sec. XV, a cura di L. Sighinolfi; nel 1936 i Consultimedici di G. Morgagni, a cura di E. Benassi; nel 1937 Berengario da Carpi di V. Putti. Fra gli altri testi della collana apparirono, tra il 1940 e il 1951, il Trattato di patologia e clinica otorinolaringoiatrica di P.Caliceti, Le fratture vertebrali di V. Putti e O. Scaglietti, la Zoologia generale e speciale di A. Ghigi. Affiancarono la collana manuali pratici e monografie, e diciotto Archivi scientifici che il C. pubblicò con la collaborazione del figlio Umberto.
L’interesse per la storia italiana gli fece realizzare, sotto l’egida dell’Istituto di studi romani, la Storia di Roma, opera in 30 volumi, iniziata nel 1938, ancora in via di completamento, che trattò con ricchezza di documentazione, anche iconografica, la storia, l’arte e la vita sociale di Roma fino ai nostri giorni. La collana “Roma cristiana” si affiancò alla precedente; diretta da G. Galassi Paluzzi, nel 1952 era giunta al V volume.
Vivo fu anche nel C. l’interesse per la storia contemporanea e la memorialistica. La collana “Testimoni per la storia del nostro tempo” offrì dati e testimonianze su personaggi e vicende della seconda guerra mondiale. Vi figurano il Diario di G. Ciano (1948), Comando supremo di U. Cavallero (1948), le Memorie di F. von Papen (1952), Guerra e pace di Foster Dulles (1952). Alla ricerca storica fu dedicata la collana “Storia e vita” iniziata nel 1949, che raccolse studi sulle vicende di paesi europei, come la Storia di Francia di F. Bainville (1956), la Storia di Spagna di S. De Madariaga (1957), la Storia della Germania di P. Lafue (1958). Sempre nel campo degli studi storici si collocarono anche le collane “Cardinali nella vita e nella storia”, che documentò l’opera svolta dai più famosi principi della Chiesa, e “Arcobaleno”, più specificamente divulgativa.
Negli ultimi mesi di vita il C. aveva gettato le basi di una collana di “Classici latini”, e una dedicata agli “Scrittori italiani”, diretta da G. Crocioni.(fonte)
[3] La federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro è un ente che riunisce tutti i Cavalieri del Lavoro che, insigniti dal Presidente della Repubblica dell’Ordine al Merito del Lavoro, decidono di aderirvi.
Storia
La prima riunione dei Cavalieri del Lavoro si tenne a Roma il 19 aprile 1903. L’esigenza di fondare un organo sociale che cementasse i rapporti fra gli insigniti dell’onorificenza fu ripresa nel 1911 a Torino, in occasione del primo congresso nazionale dei Cavalieri del Lavoro. L’Associazione dei Cavalieri del Lavoro nacque ufficialmente nel dicembre 1914, in occasione del secondo congresso nazionale, a Roma. L’Associazione venne trasformata in Federazione nel 1922. Il 23 marzo 1925, con la pubblicazione di un apposito decreto, la Federazione divenne un ente morale.
Attività
La Federazione si dedica alla formazione livello universitario con il premio “Alfieri del Lavoro” e con il Collegio Universitario dei Cavalieri del Lavoro Lamaro Pozzani.
Organizzazione
La Federazione è guidata da un presidente, eletto ogni tre anni. È affiancato da un Consiglio direttivo composto da 20 membri: il Presidente, il Tesoriere e 18 Consiglieri. È invitato permanente al Consiglio Direttivo il Past President. L’attuale presidente è Maurizio Sella.
La Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro è suddivisa in nove gruppi regionali così suddivisi:
Gruppo Triveneto: Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige
Gruppo Lombardo: Lombardia
Gruppo Emiliano Romagnolo: Emilia-Romagna
Gruppo Piemontese: Piemonte Valle d’Aosta
Gruppo Ligure: Liguria
Gruppo Toscano: Toscana
Gruppo Centrale: Lazio, Umbria, Marche, Molise, Sardegna e Abruzzo
Gruppo Siciliano: Sicilia
Gruppo Mezzogiorno: Basilicata, Campania, Calabria e Puglia(fonte)