FAMIGLIA – DIEGO – AGRICOLA 1896
retro cartoncino incollato sotto
CARTOLINA POSTALE
CARTE POSTALE
TENSI[1]
DATA 1896
SOGGETTO La famiglia del sig, Diego Agricola[2]
B/N COLORE Virato seppia
DIMENSIONI 11 x 8 cm
MATERIA E TECNICA gelatina bromuro d’argento / carta
© Archivio Sacchini
Note
[1] Tensi & C. è stata un’azienda produttrice di apparecchi fotografici, materiale chimico ad uso fotografico, pellicole, lastre e carte, con sede a Milano, in Italia. Il suo logo era costituito dalla parola “Tensi” in lettere maiuscole, preceduta e seguita da un punto, all’interno di una figura ellissoidale. Ha avuto, nel corso del tempo, diversi simboli. Acquistata alla fine degli anni Venti dalla I.F.I. (Istituto Finanziario Industriale) attraverso le partecipate Ferrania e Cappelli, il suo marchio viene dismesso alla fine degli anni 50, e non è stato più utilizzato.
Storia
La Tensi – così denominata dal cognome dei fondatori, Alberto e Francesco – risale al 1867, con la creazione di una fabbrica di litografia e fotolitografia, in via Orti 2 a Milano.
La Tensi&C., quale azienda di carta fotografica e carta patinata, viene però effettivamente fondata nel 1905 con sede in via Bergamo 21 ed in via Maffei 11, a Milano.
Nel 1908 la produzione di carta patinata ammonta a 100.000 metri quadri; di 6.000 metri quadri quella di carte fotografiche, ogni giorno.
Nel 1910 la società – la cui amministrazione passa a Federico Tensi – viene ridenominata “Società Anonima Tensi” affiancando alla produzione esistente anche quella di lastre fotografiche: rapide, rapidissime e Cromo, per avvicinarsi al mondo, emergente, della fotografia e dell’immagine.
Nel 1911 la Tensi inizia così la fabbricazione delle pellicole a rotoli, cinematografiche (positive e negative) e radiografiche per gli ospedali, utilizzando celluloide importato.
L’attività di deposito di marchi e brevetti è notevole: negli anni 20 viene introdotto l’uso dell’emulsione ortocromatica – di migliore qualità – sia sui prodotti radiografici che su quelli da cinema. Viene così commercializzata la prima pellicola cinematografica da ripresa prodotta in Italia, la ATRAX. Vengono prodotte anche “cartoline” sensibili da stampare con le proprie immagini preferiti.
Alla metà degli anni Venti, per contrastare una situazione di crisi legata alla concorrenza di altre aziende, la Tensi cerca di rilanciare ed affinare la qualità delle carte fotografiche, il prodotto per cui era sempre stata maggiormente conosciuta, ma anche su nuovo materiale sensile negativo (lastre e pellicole).
L’assorbimento da parte del gruppo I.F.I. Ferrania – Cappelli
Alla fine degli anni Venti, la Tensi viene assorbita dalla I.F.I. per il tramite della Ferrania – Cappelli. Il marchio – e l’attività – continuano ad essere utilizzati.
Negli anni Trenta la Tensi – la cui sede viene spostata in via Maffei 11-A e successivamente in via Podgora nr. 11 – continuò la produzione di pellicole per macchine fotografiche, ortocromatiche, ultrarapide, come la teiacromo antialo.
A questa produzione si aggiunge, soprattutto su brevetti stranieri (in special modo Renner e Ruberg), una produzione minore di apparecchi fotografici. Negli anni Quaranta furono lanciate le pellicole pancromatiche superalfa e beta e le carte fotografiche calco ed elex.
Gli anni Cinquanta e la chiusura
Nella seconda metà degli anni 50 la produzione a marchio Tensi cessa definitivamente; lo stesso marchio viene definitivamente accantonato.(fonte)
[2] Diego Agricola. Viene citato come “proprietario d’ Ischitella” in un passaggio di un articolo sul Giornale di medicina legale diretto dal Prof. Arrigo Tamassia(fonte) e dal Prof. Gioele Filomusi-Guelfi(fonte) Professori ordinari di Medicina legale nelle Università di Padova di Pavia.
L’articolo, del 1896, dal titolo “SULLO STATO DI MENTE DI FRANCESCO PAOLO GIORDANO IMPUTATO DI TRIPLICE ASSASSINIO” del Dott. Gaspare Virgilio, direttore del manicomio di Aversa.
Nell’articolo che esordisce parlando del caso:
“Nell’autunno del 1892, e proprio nei giorni 18 di Ottobre e seguenti, invitati vicendevolmente, imo dalla difesa, e altro dall’ accusa, Innanzi alla Corte di Assise di Lucera, noi sottoscritti assistemmo al dibattimento intero della causa di Francesco Paolo Giordano, proprietario d’ Ischitella, soggetto del presente lavoro, il quale era imputato di triplice assassinio nelle persone della propria domestica, Anna Maria d’Avolio, della nipote, Maria Ventrella e della sorella, Colomba Giordano.
La ragione del nostro intervento, in quella circostanza, era la richiesta di un secondo parere scientifico, sulle condizioni mentali dell’accusato, nell’atto del delinquere: diciamo secondo parere, perché una precedente perizia, concludente alla semi-responsabilità del Giordano per vizio di mente, era stata già redatta, la quale pare lasciasse ancora mal sicuro l’animo dei giudici e del Ministro della difesa.
Ma, dopo udito il dibattimento, che durò per ben quattro giorni, noi non ci sentimmo in grade di pronunciarci, tanti erano i dubbi in cui l’animo nostro ondeggiava, a fronte di posizioni contradittorie o inesplicabili, e di un uomo che non voleva o non sapeva rivelarsi.
Infatti, la sommaria osservazione del prevenuto, praticata da noi durante l’udienza, al cospetto dello stesso avvocato della parte civile, l’egregio Signor Nicoletti, il quale se ne mostrava vivamente impressionato, ci offriva una quantità di note somatiche degenerative e morbose; mentre altre considerazioni non ci rassicuravano a rendere un giudizio, da cui potesse scaturire, come da limpida fonte, un verdetto dei giudici. Dichiarammo perciò che sentivamo il bisogno di studiare serenamente il processo o le circostanze del reato e, il più profondamente che ci fosse consentito dalla nostra scienza ed esperienza, la persona stessa dell’imputato.”
Al capitolo sull’o stato mentale dell’imputato viene citato Diego Agricola come testimone:
“Le rivelazioni, dunque, del prevenuto sono improntate di un’esagerazione inconcussa e di una soggettività, la quale non potrebbe essere interpetrata che solo collo stato di animo in cui si trovava, per cui spesso l’uomo obbiettivizza da che in realtà non è che la fantasia gli plasma quando la mente non ^ nel pieno possesso dell’equilibrio normale.
E per verità, lo state dell’animo del Giordano era tutt’altro che normale negli ultimi tempi a giudicarlo da certe rivelazioni fatte da diversi testimoni. Diego Agricola (proprietario d’ Ischitella) afferma rasserenatamente che da quando il prevenuto concepì il desiderio di riammogliarsi perdette addirittura la sua pace. Costui (l’Agricola), il quale possedeva un fondo attiguo a quelle del Giordano, lo vedeva di continuo aggirarsi mesto e pensoso nel suo podere, portando sul viso la smorfia di cupi e profondi pensieri, mostrando di essere tormentato da un’idea che lo martellava. Dicono anzi taluni che era divenuto, come mai per lo innanzi, iracondo; tanto che uno dei testimoni rimaneva seriamente impressionato al mutamento di contegno che l’imputato aveva assunto. Ed anche Francesco Agricola che ripete le stesse osservazioni, soggiunge che il contegno nuovo del Giordano non era sfuggito neppure al garzone dell’imputato, Fontana Michelangelo, il quale discorrendo seco lui si meravigliava che il padrone non faceva che parlare sempre della stessa cosa; per cui nutriva perfino il sospetto che si dovesse ammattire.”.
Qui il testo completo(fonte) Avvertenza: il testo ottenuto tramite OCR (riconoscimento ottico dei caratteri, una tecnologia che converte le immagini di testi scansionati in formato digitale) contiene svariati errori dovuti a imprecisioni nella lettura del testo originale.
Archivio di Stato di Foggia, inventario del fondo Corte di Assise di Lucera. Procedimenti Penali
Busta fascicolo 3
Imputati
GIORDANO Francesco P. D’AVOLIO Anna Maria GIORDANO Colomba VENTRELLA Colomba
Imputazione Omicidi Luogo del Reato Ischitella Anni 1891-1892
Osservazioni
Contiene una pianta topografica del primo piano della casa Giordano. Vi è anche la memoria: “Per Francesco Giordano da Ischitella imputato di triplice omicidio in persona della sorella, nipote e della domestica” .Avv. Vincenzo Amicarelli. 1-10-1891. Contiene pianta dimostrativa del luogo e della posizione del cadavere di Ciuffreda. Ing. N. Pugliese 22-6-1891.(fonte)